Neuroscienza&Quotidiano

Stressati e produttivi

Ormai è conclamato, la parola stress non ha solo una valenza negativa. Anzi!

Essere stressati può portare a dei risultati incredibili in termini di produttività, ma solo se si impara a conoscere se stessi e riconoscere quando questo “slancio” è proficuo o meno.

LA NOSTRA INTERPRETAZIONE

L’impatto di un evento stressante è quindi altamente soggettivo: è il frutto di una valutazione primaria in termini di opportunità e benefici e di una valutazione secondaria, ovvero la valutazione che ogni persona fa delle proprie risorse e della capacità di far fronte allo stimolo stressante in quel momento. 

La valutazione soggettiva (appraisal) che permette di percepire un evento come stressante può avvenire in modo conscio e volontario – attraverso una prospettiva razionale – oppure in modo inconscio e involontario con una prospettiva emotiva che spesso riconosce una condizione di minaccia prima ancora che la si sia riconosciuta razionalmente.

Possiamo distinguere tre fasi nella reazione all’evento.

  •  fase di allarme, l’immediata reazione è quella di attacco o fuga (fight or flight). Ad esempio, ci viene comunicato di dover sostituire un collega in una presentazione importante il giorno successivo.  La nostra reazione può essere del tipo “non è giusto tocca sempre a me” o “non posso farcela, lascio perdere”.

Superato questo primo momento, ci calmiamo, chiamiamo il collega malato e lavoriamo tutta la serata per prepararci.

  • fase di resistenza, dove il nostro organismo si adatta all’evento e attraverso la secrezione di ormoni (adrenalina e cortisoli), il nostro sistema endocrino ci aiuta a sostenere lo sforzo. Se sentiamo di poter bilanciare la sfida con le nostre capacità personali, ci faremo coinvolgere, troveremo una motivazione intrinseca e daremo il nostro meglio. Se il nostro lavoro notturno porterà buoni risultati, ci sentiremo stanchi ma felici! 

La nostra resistenza è correlata alla durata dell’evento stressante: se infatti il collega sarà assente per un mese e l’aspettativa aziendale è che io faccia entrambi i lavori, il mio organismo potrebbe non essere in grado di rispondere adeguatamente ed entrare nella

  • fase di esaurimento, una fase in cui il mio sistema è privo di energia, il sistema immunitario si indebolisce e il corpo inizia a manifestare sintomi psicofisiologici.

Per controllare e gestire le richieste dell’evento stressante, la persona deve attivare degli sforzi cognitivi, comportamentali ed emotivi.

IL LATO BENEFICO DELLO STRESS: LA CURVA A U DELLO STRESS

In tutti gli individui esiste una correlazione tra la prestazione e il livello di attivazione delle risorse fisiche ed emotive.

Questa correlazione è rappresentata dalla curva dello stress di Yerkes -Dodson.

Questa curva mette in relazione la quantità di energia motivazionale, chiamata “arousal” o “attivazione” che una persona dimostra rispetto ad un compito che dovrà svolgere. L’idea di base è che a bassi livelli di attivazione, le persone non hanno grandi risultati perché non sono abbastanza motivate a fare molto.

Questo aiuta a spiegare perché essere totalmente senza stress può generare pigrizia o compiacimento, e anche, viceversa, perché alcuni dei giorni più produttivi sono quelli in cui si ha poco tempo e tante cose da completare.

Con l’aumento dell’attivazione, le prestazioni tendono a migliorare ma solo fino a un certo punto. Infatti, quando i livelli di eccitazione sono eccessivi, le prestazioni iniziano a calare. Essenzialmente, quando hai troppa energia, non puoi concentrarti. Lo stress diventa opprimente e passi da un’attività all’altra senza essere in grado di concentrarti.

Tutti noi ci posizioniamo in questa curva in maniera diversa.

Ci sono persone che si avvicinano al picco della loro curva senza che accadano circostanze particolari nelle loro vite – non hanno cioè bisogno di molte sollecitazioni per sentirsi “carichi”. Queste sono persone che lavorano in modo produttivo anche quando mancano settimane ad una scadenza.

Altre persone, per natura, sono a basso livello di attivazione. Queste sono quelle che iniziano a nuotare solo quando l’acqua raggiunge la gola, sono quelle che preparano la valigia 30 minuti prima di partire per l’aeroporto.

L’eccitazione derivante dallo stress influenza ciascuno di queste tipologie di persone in modo diverso. Le persone con elevati livelli di attivazione potrebbero finire per superare velocemente il picco sulla curva. Le persone a bassa attivazione, d’altra parte, generalmente potranno trarre beneficio dallo stress. Man mano che lo stress si accumula, saliranno vicino a quel punto ottimale e si sentiranno stimolati a fare le cose. Loro ci mettono più tempo per spingersi oltre e sentirsi sopraffatti.

Se confrontiamo quindi le nostre performance in relazione al nostro stato di attivazione ci rendiamo conto che è necessario uno stato di stress buono, un arousal ottimale, per garantire una buona performance.

Uno stato di attivazione ottimale, ovverouna forma di stress positivo, allena infatti la nostra capacità di adattamento psico-fisico a un determinato compito. Questo stato di attivazione, corrispondente all’apice della curva, è una forma di energia utilizzata per essere in grado di raggiungere più facilmente un obiettivo: è lo stress positivo (eustress), quello che ci consente di dare il massimo, ma sempre rimanendo dentro alle nostre capacità emotive, fisiche e psicologiche.

 Per fare un esempio avvertiremo questo stato di attivazione ogniqualvolta siamo chiamati a dare il meglio di noi in una prestazione lavorativa, sportiva, o relazionale. Lavorare molto quando l’attività è gratificante diventa una esperienza euforizzante: si è stanchi ma soddisfatti.

Quando invece gli stimoli stressanti continuano oltre il picco e l’attivazione organica cresce, ecco che questo incide sulle nostre risposte e causa tutta una serie di sintomi emotivi, fisici e psicologici che possono compromettere le nostre prestazioni cognitive (ci rendono confusi e disorganizzati).

Ma se dall’altro, uno stato di attivazione troppo basso ci rende apatici e inerti, come possiamo fronteggiare al meglio lo stress per incidere sulle nostre performance?

La risposta allo stress non dipende tanto dall’agente stressante quanto dalla risonanza psicologica personale.

Quindi non è tanto l’evento in sé che stressa, quanto le nostre capacità per fronteggiarlo.

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