Neuroscienza&Quotidiano

Emozioni. Siano le benvenute in azienda.

“Benvenute, dunque, emozioni” Si chiude così l’articolo scritto da Riccarda Zezza nella rubrica Ally Oop del Sole 24Ore in cui descrive come il ruolo delle emozioni in azienda sia cambiato in seguito al Covid19.

La pandemia e l’anno appena concluso hanno fatto da spartiacque tra un prima e un dopo.

Se prima le emozioni in azienda venivano ignorate, oggi qualcosa è cambiato. Gli HR hanno cominciato ad indagare sulle soft skills di dipendenti e di candidati a nuovi ruoli e si sono organizzati per creare un ambiente di lavoro confortevole, a misura di benessere delle persone. “Osservando come stanno le persone, lo sguardo dell’azienda si autorizza a uscire dai confini professionali, soprattutto con l’intenzione di essere di supporto laddove serve, occupandosi di preservare un’energia che è anche motore di pensiero e di produttività” scrive la giornalista. Anche perché, continua Zezza, “È una responsabilità sociale che le aziende esprimono in forma crescente e che ha la caratteristica di essere “win-win”: non ci perde nessuno, al punto che alcuni dei bisogni tradizionalmente serviti dal settore pubblico sono stati efficacemente occupati da iniziative private”.

Un chiaro esempio, sono le numerose richieste che sono pervenute al direttivo CIMBA da parte delle aziende per la creazione di programmi ad hoc per essere di supporto ai propri dipendenti in un momento delicato come quello che stiamo attraversando. E il supporto richiesto, non a caso, non c’entrava nulla con le abilità tecniche, ma era totalmente riferito all’ambito cognitivo ed emotivo.

Le emozioni, dunque, giocano un ruolo fondamentale, creano valore e guidano la produttività. A patto che siano riconosciute, non giudicate e, soprattutto, correttamente gestite perché come ha scritto la neuroscienziata Jill Bolte Taylor citata nell’articolo:

“Benchè molti ritengano di essere creature pensanti che sentono, biologicamente noi siamo creature sensibili che pensano.”

Non dimentichiamocelo.

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