Come si struttura un’abitudine

Quante volte ti sei imbattuto in una serie di comportamenti che avresti voluto cambiare? E quante volte sei riuscito a farlo? Se non è stato semplice farlo o non ci sei riuscito non è per debolezza, ma perché non si ha il quadro completo del comportamento che si vuole cambiare, di cosa lo causa e di che gratificazioni ne deriverebbero.  Ed anche se tutto questo fosse chiaro, è necessario mettere in pratica passo dopo passo.

Le abitudini sono scelte che compiamo volontariamente spesso o quotidianamente e alle quali smettiamo di pensare. In questo modo il cervello risparmia energia. Il cervello attiva l’abitudine con un segnale, che attiva la routine, che genera gratificazione che riattiva quello che viene comunemente definito il circolo dell’abitudine. Quindi l’abitudine non è altro che la soddisfazione di un bisogno di gratificazione. Il cervello anticipa la gratificazione procurata da una certa azione conosciuta e da inizio all’azione stessa.

C’è qualcosa di male in questo? No. O almeno non fintanto che siamo sufficientemente lucidi da comprendere con consapevolezza la realtà distinguendo le abitudini che aggiungono valore alla nostra quotidianità da quelle che al contrario gliene tolgono.

Siamo gli unici a sapere se un’abitudine ci dà o ci toglie qualcosa. O banalmente lascia tutto inalterato. Esistono tante buone abitudini, quelle che ci fanno risparmiare tempo senza togliere qualità, quelle che ci mandano avanti spediti senza metterci i paraocchi, quelle che ci fanno gestire un gruppo rimanendo focalizzati sulla realtà e sulle reali esigenze e così via. Un’abitudine non è sempre da buttar via. Ma altre volte, lo è.

Come fare in quel caso? Per prima cosa comprendiamo che per guadagnare qualcosa dobbiamo cedere qualcos’altro perché nessun cambiamento avviene senza fatica, impegno, investimento (di ogni genere). Dopodiché interveniamo sulla routine creandone una nuova che dia come risultato la stessa gratificazione (o maggiore). Individuiamo l’abitudine e la routine che vogliamo abbandonare o modificare in parte, comprendiamo il segnale che il nostro cervello percepisce ogni volta che l’attiva è completata, definiamo la gratificazione che sperimenteremo alla fine della nostra azione e costruiamo una routine sostitutiva. Iniziamo a metterla in pratica con costanza ma gradualmente, altrimenti rischiamo di trasformare il cambiamento in trauma.